In Memoria di Zaha Hadid, la grande donna e grande architetto autrice del museo MAXXI di Roma

« In assenza di quell’elemento di incertezza e di quella sensazione di intraprendere un viaggio verso l’ignoto non può esserci progresso »

Il contesto e le opere

Zaha Hadid è considerata uno degli architetti più visionari ed influenti del nostro tempo. Di origine irachena, dopo aver studiato matematica all’American University di Beirut, nel 1972 si trasferisce in Inghilterra, dove nel 1977 si laurea con lode all’Architectural Association School di Londra, città dove attualmente vive e lavora. Nel 2004 è stata la prima donna a ricevere il Premio Pritzker, il più importante riconoscimento internazionale per l’architettura. Dalla personalità poliedrica, Hadid è una progettista a tutto tondo: oltre all’architettura, infatti, si dedica anche alla pittura, al design e alla moda. Si forma in un contesto culturale eterogeneo dove le radici arabe si fondono alle tendenze architettoniche occidentali più moderne.

La scrittura progettuale di Hadid si contraddistingue per la capacità di costruire immagini di estrema eleganza e raffinatezza e si muove essenzialmente tra due tendenze architettoniche: il Decostruttivismo da una parte e il Parametricismo dall’altra. Il Decostruttivismo è una corrente architettonica diffusasi in Europa agli inizi degli anni ottanta del Novecento, che sosteneva il rifiuto dei concetti di equilibrio, armonia, purezza e coerenza formale, tipici della tradizione del moderno.
La più recente tendenza parametrica, invece, vede la progettazione affidata ad avanzate tecnologie digitali, dove l’utilizzo di specifici software consente la creazione di forme molto complesse che sfidano la tradizionale geometria euclidea. Il MAXXI stesso è la solidificazione in cemento di un modello tridimensionale elaborato digitalmente.
I progetti di Hadid nascono dunque da un nuovo modo di concepire lo spazio, dove il rifiuto dei metodi tradizionali di rappresentazione si fonde alla ricerca di forme nuove e complesse.
Il Vitra Fire Station a Weil am Reihn (Berlino), terminato nel 1993, è senz’altro l’opera che più si avvicina all’architettura del MAXXI e che ben esprime il modo di concepire lo spazio dell’architetto angloirachena. Stratificazioni di volumi sovrapposti, forte dinamismo, largo impiego del cemento, lettura e reinterpretazione del contesto sociale ed urbano attraverso l’architettura sono elementi caratteristici dell’edificio tedesco che ritroviamo nel complesso museale romano.
Il cantiere del MAXXI è stato avviato nel 2003 e concluso nel 2009 ed è stato un luogo di grande sperimentazione sia formale che tecnico-costruttiva.
Alla complessità architettonica dell’edificio corrisponde, infatti, una rigorosa scelta dei materiali, dove il cemento è sicuramente il protagonista. Largamente impiegato – dalla pavimentazione in massetto di cemento lucidato sino alle coperture in cemento fibrorinforzato – esso da materiale economico e di uso comune diventa elemento altamente tecnologico.
La costruzione delle grandi pareti continue, inoltre, ha richiesto la realizzazione di casseformi su misura e il brevetto di un cemento facciavista autocompattante. L’esito formale finale delle pareti è stato attentamente studiato: segnate dai fori lasciati dai giunti che univano i due lati delle casseformi, esse sono state rese particolarmente lisce attraverso una resina applicata all’interno delle casseformi stesse prima della gettata del cemento.
L’architettura del MAXXI nella sua forma sinuosa in cemento armato, acciaio e vetro si snoda prevalentemente in orizzontale. L’interno, dalla trama spaziale complessa, è caratterizzato da gallerie fluide, spazi concavi e convessi che si susseguono e s’intrecciano su più livelli sovrapposti, creando ambienti fortemente suggestivi e dinamici. Qui il visitatore è invitato a immergersi e perdersi e ad esplorare liberamente lo spazio, seguendo un personale percorso. Il MAXXI è uno spazio da “navigare” dunque, «un mondo nel quale tuffarsi» come lo ha definito la stessa Hadid, dove lasciarsi trascinare dalle «derive direzionali» tracciate dalle gallerie e dal sistema di copertura.
Nello spazio a tutta altezza della hall, si snodano le flessuose scale autoportanti in metallo nero verniciato che evocano l’idea di movimento dell’intero edificio.
Le grandi pareti continue e dai volumi morbidi sono collegate alla sommità da travi sagomate trasversali, al di sopra delle quali è disposto il sistema di costolature (lame verticali) che sostiene i lucernari vetrati e che, con la sua linearità, amplifica l’andamento sinuoso delle pareti, quasi sempre prive di aperture esterne.
Nei sistemi di copertura si racchiude tutta la complessità e la qualità tecnologica e impiantistica dell’edificio: vi alloggiano infatti strumenti di controllo della luce naturale, serramenti, dispositivi per l’illuminazione artificiale e il controllo ambientale, supporti per il sistema di ripartizione dello
spazio. Nelle sua complessità, nei suoi ambienti fluidi ed avvolgenti, il MAXXI si configura come campus urbano multifunzionale, un luogo dove immergersi liberamente e dove lasciarsi guidare dall’architettura non tradizionale alla scoperta delle arti contemporanee.

Spunti per riflettere sulle opere
Dopo aver osservato e percorso gli spazi del MAXXI rifletti sulla sua architettura, quali sensazioni hai provato nel percorrerla? Ti sei sentito disorientato o a tuo agio?
Prova a spiegare il perché delle tue sensazioni.
Credi che l’architettura sia in grado di suscitare emozioni? Ti è mai capitato di attraversare uno spazio e sentirti fortemente coinvolto? Dove? E perché?
Zaha Hadid utilizza un materiale resistente e solido come il cemento per creare ambienti morbidi e sinuosi. Focalizza la tua attenzione sulle grandi e lunghe pareti curvilinee.
Se dovessi associarle ad un elemento della natura, quale sceglieresti e perchè?
Se dovessi pensare lo spazio della tua scuola secondo il linguaggio architettonico di Zaha Hadid, come la immagineresti?

Per approfondire
Zaha Hadid, Vitra Fire Station, Weil am Reihn, 1993
Frank O. Gehry, Guggenheim Museum, Bilbao, 1997

Collegamenti
www.zaha-hadid.com

Author: editore

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